Telemedicina


@uxilia Foundation assieme all’Azienda Sanitaria di Udine, Associazione di Medici Siriani Espatriati e Informatici senza Frontiere, assiste con la telemedicina, operatori sanitari siriani costretti ad intervenire nell’ambito di nefrologia e dialisi come medici non essendo medici, in 15 centri di salute in Siria.
La Siria, dallo scoppio della guerra civile nel 2011, vive una situazione di emergenza umanitaria estrema: 13.5M hanno bisogno di assistenza umanitaria, 6.1M internamente sfollate e 4.1M rifugiati, (fonte: OCHA, 10/2016) di cui 10.000 dottori specialisti, lasciando 40% della popolazione senza accesso all’assistenza sanitaria (fonte: UOSSM).

Il progetto prevede 2 azioni in parallelo: (1) connettere con cadenza mensile l’Ospedale di Udine con 15 centri dal nord al sud della Siria, durante i quali vengono svolte attività di formazione nell’ambito delle patologie nefrologiche e dei trattamenti farmacologici e dialitici; di assistenza durante interventi specialistici e di collaborazione per sviluppare il sistema sanitario rispondente ai bisogni delle comunità siriane; (2) istituire un percorso di studi per infermieri ed operatori sanitari per studenti siriani in possesso di diploma di scuola superiore, conoscenza della lingua inglese e determinati a rientrare nel loro Paese, della durata di 10 mesi in Italia (Trento) e 2 in Siria.

Gli operatori sanitari chiedono aiuto e formazione professionale per essere messi in grado di intervenire nell’ambito dell’insufficienza renale acuta, spesso la prima patologia che coinvolge le persone vittime di crolli di edifici come in terremoti e bombardamenti.

I partner del progetto oltre all’azienda ospedaliera sono SEMA – Associazione di medici siriani espatriati, la fondazione @uxilia – la più importante organizzazione umanitaria friulana con sede a Cividale del Friuli che da anni opera in Siria nella zona di Idlib e Informatici Senza Frontiere – una organizzazione no-profit che si prefigge l’obiettivo di utilizzare le conoscenze informatiche come strumenti per fornire un aiuto concreto alle popolazioni disagiate.

I docenti della formazione sanitaria a distanza che hanno risposto alle richieste su come intervenire in specifici casi clinici sono stati il dr. Domenico Montanaro direttore della Soc di nefrologia, dialisi e trapianto renale dell’Ospedale di Udine, Massimiliano Fanni Canelles dirigente medico responsabile del CAD di nefrologia e dialisi di Cividale e il chirurgo siriano Nabil Al Mureden presidente della comunità araba siriana in Italia e di Sema-italia. Il collegamento è potuto avvenire grazie ad Alessandro Sabelli di informatici senza frontiere e allo staff di Piero Pascolo direttore della SOC Tecnologia dell’Informazione e della Comunicazione dell’Ospedale

Dichiarazione di Massimiliano Fanni Canelles: “Le opportunità che offrono le nuove tecnologie nell’ambito delle telecomunicazioni permettono di rendere realizzabile la telemedicina per effettuare diagnosi e consulto terapeutico su un paziente che non è fisicamente nello stesso posto del medico ma anche formazione a distanza agli operatori sanitari in luoghi disagiati. Questo non solo è importante per le zone di guerra ma potrebbe essere molto utile anche nelle zone più remote del Friuli nell’ambito di procedure di emodialisi domiciliare e dialisi peritoneale domiciliare. Questo progetto che cerco di realizzare anche nella nostra regione renderebbe un miglior servizio al paziente e ridurrebbe i costi di gestione sanitaria”.

Nello specifico, le principali tipologie di intervento sono:

la formazione a distanza nell’ambito delle patologie nefrologiche e dei trattamenti farmacologici e dialitici

la disponibilità dei medici nefrologi di Udine a dare consulto in caso di richieste di interventi specialistici dai centri siriani

lo scambio di esperienze attraverso la formazione professionale degli operatori in loco e il miglioramento delle prestazioni

la creazione di rapporti di collaborazione per favorire lo sviluppo dei sistemi sanitari che rispondono ai bisogni delle comunità locali

La telemedicina permette a un medico di effettuare la diagnosi e consulto terapeutico su un paziente che non è fisicamente nello stesso posto del medico, attraverso la trasmissione a distanza di dati prodotti da strumenti diagnostici. Fornire un’opinione clinica a distanza supportata da dati acquisiti inviati ad un medico remoto che li analizza e li referti, produce di fatto una valutazione clinica su un paziente maggiormente approfondita. Le tecniche telemediche favoriscono inoltre applicazioni di formazione a distanza, nelle quali il medico remoto può specializzare i medici che chiedono una seconda opinione su un caso clinico attraverso tecniche di e-learning.

Un ospedale italiano, in questo caso l’Azienda sanitaria universitaria integrata di Udine, comunica e interagisce contemporaneamente con 15 nosocomi siriani, per illustrare tecniche e conoscenze ai colleghi impegnati a salvare vite nelle zone colpite dai bombardamenti.

Grazie al collegamento in telemedicina – tramite tecnologia WebEx Sisco – gli operatori sanitari siriani hanno avuto la possibilità di chiedere aiuto e formazione professionale per essere in grado di intervenire nell’ambito dell’insufficienza renale acuta, quasi sempre prima patologia che colpisce le vittime di crolli di edifici in terremoti e bombardamenti.

«Le opportunità che offrono le nuove tecnologie nell’ambito delle telecomunicazioni permettono di rendere realizzabile la telemedicina per effettuare diagnosi e consulto terapeutico su un paziente che non è fisicamente nello stesso posto del medico – spiega Fanni Cannelles –, ma anche formazione a distanza agli operatori sanitari in luoghi disagiati».

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